Renato Rocco giochi di parole
 
 
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Quell
12.07.2005

La caratteristica della devozione campana si è sempre rivolta a divinità femminili: Cerere-Demetra, Partenope, la Sibilla cumana per il mondo pagano; le Madonne e le sante per il mondo cristiano. A noi interessa la Madonna del Carmine, venerata in una chiesa prospiciente piazza del Mercato, punto nevralgico dei traffici e dei commerci cittadini: quivi si eseguivano le sentenze capitali, si mettevano alla gogna i debitori insolventi, si frustavano i reprobi. L’importanza della Madonna del Carmine si deduce dal diffuso patronato che aveva su tutte le attività produttive e commerciali della città: basti sapere che nel 1685, sotto il reame angioino, erano attivi a Napoli oltre 100 conventi dei quali 24 domenicani, 22 francescani, con una presenza stabile stimata in circa 25/30mila religiosi su una popolazione di 600mila abitanti. Assicurarsi la benevolenza di Maria voleva significare la partecipazione a buona parte dei flussi economici che attraversavano la città.

Spesso, a Napoli, le discussioni sulla potenza delle Madonne, trascendevano in furiose risse. Il poeta Francesco Russo era un devoto della Madonna del Carmine. In una delle sue liriche scrisse: «pe me ‘o sapite, Nce sta ‘a Madonna ‘o Carmene…una cchiù meglia e chella a canuscite?» A dimostrazione della popolarità goduta, nel corso dei secoli, dalla Madonna «bruna», ci viene in aiuto Luca Giordano con un suo dipinto, ora conservato nella chiesa di Donnaregina, raffigurante una processione al santuario. Col passare del tempo e fino al ‘900, la chiesa del Carmine, e per esso il culto della Madonna, ampliò i propri confini di influenza alle zone circostanti fino a diventare un punto di riferimento per i fedeli e per il mondo malavitoso. L’estorsione, ad esempio, veniva richiesta come offerta spontanea per l’acquisto dell’«olio per la Madonna » per alimentare le lampade votive. Il guappo era solito, invece, ostentare il suo rispetto per la Madonna , facendosi cucire addosso uno «scapolare», cioè un pezzo di stoffa che riproduceva da un lato l’immagine della Madonna e dall’altro lo stemma dell’ordine Carmelitano.

Attualmente, oltre alle solenni celebrazioni di luglio, che culminano con lo spettacolare incendio del campanile di piazza del Mercato, la diffusione del culto della Madonna del Carmine è molto sentito a Napoli. A conferma di ciò anche la gettonata espressione di meraviglia «mamma d’o Carmine» che tra i napoletani primeggia insieme a quella più generica: «’a Madonna v’accumpagna».

 
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