Renato Rocco giochi di parole
 
 
Renato Rocco giochi di parole
Renato Rocco giochi di parole
     
     
 

Io non venni al mondo, perché era troppo impegnativo,ma venni al paese, preceduto nella nascita dai miei genitori, che erano più anziani di me.
Nacqui senza denti e senza capelli (posizione che ho mantenuto per tutta la mia vita) e soprattutto senza intelligenza, mancanza che ha assunto nel corso degli anni dimensione apocalittica.
La prima infanzia fu molto allattante, incoraggiato dai miei, feci del ruttino post-prantium un capolavoro di sonorità che con gli anni ho perduto a favore di altri suoni.
Fui sempre attaccato al seno di mia madre (il seno di poi).
Fui sempre disinibito, ragion per cui frequentai l’asilo nudo.
Fiero della quinta elementare invidiai Beethoven che ne aveva fatta nove.
Convinto assertore di una loquacità che aveva il suo scopo di parlare a vanvera, i miei genitori furono costretti a mettermi il bavaglino.
Ero terribile, mi chiamavano Al Pappone.
Ho viaggiato molto andando all’estero, in Italia e al Monte di Dio con l’ascensore di Chiaia.
Come membro attivo della comunità della chiesa ho dato un cospicuo contributo allo sviluppo ecumenico impegnandomi musicalmente con il suonare un elemento a corda: le campane.
Sono stato impedito dallo sviluppare vieppiù le mie tendenze religiose perché quando aspettavo di ascoltare la Messa, questa era già uscita.
La mia testa è stata sempre occupata nel risolvere problematiche assolutamente inutili. Quelle che io consideravo sottigliezze filosofiche venivano percepite dagli altri come speculazioni teoriche frutto di un’autoregolamentazione termica del cervello ”a capa fresca”.
Sono nato sotto il segno della Vergine, per cui mi trascino stancamente la mia virtù cercando invano di barattarla.
Sento dappertutto odore di santità costretto da pudori virginali che non sono più di moda.
Aderisco con rassegnazione al motto dannunziano “il fiore che non colsi” affermando senza tema di smentita che colui che coglie è un coglione, incompatibile col mio segno zodiacale.
Ho dei lampi di genio accompagnati sovente da tuoni di fesso.
Come si può facilmente dedurre, mi arrangio con l’esercizio della madre lingua, del padre palato e degli zii canini.
Sessualmente mi devo accontentare di essere baciato dalla fortuna, cosa che mi lascia l’amaro in bocca. Anche perché,sempre come conseguenza della mia castità non posso montare su tutte le furie.
Il mio passato è talmente usurato che non riesco più a rammendarlo.
Col matrimonio ho perso la guerra d’indipendenza e sono restato in una gradevole prigionia, porgendo l’altra guancia e il di dietro ai calci della fortuna. Ho esercitato un martirio senza merito, ho collezionato un matrimonio felice (i maligni dicono solo per lei). Vivo nella speranza che tutto finisca in un secondo tempo, come nei film.
Attualmente vivo in una terra di sofferenza: la Tribolitania, facendo le debite scaramanzie; mentre il mio luogo elettivo è di nascita è l'Anghheria. Sentimentalmente ho amato molti cani e mia moglie: avevano tutti in comune che cominciavano con il muso e finivano con la coda e i piedi arrivavano fino a terra.
La frequentazione della scuola fu un fatto puramente teorico che sviluppò in me l’amore per la contemplazione ascetica mentre il professore vaneggiava dalla cattedra. Elaboravo così nuove teorie sulla evoluzione dinamica della tassa sui cani ed altre simili piacevolezze. Questa capacità mi portò a selezionare sempre la scelta sbagliata,qualunque fosse la sua natura.
Attuavo così il calcolo delle probabilità di scuola inglese, teoria che disinvoltamente asserisce essere la capacità delle fettina imburrata di cadere a terra sempre dalla parte del burro.
Confortato da tali teorie sono passato indenne tra tutti i travagli dell’età ingrata, applicando agli inevitabili dissapori con la vita un sano e convinto cinismo.
Ho un magnifico figlio che ha interesse solo per il proprio padre.
Infatti è presidente di una associazione a livello mondiale, la V.P.P. Vergognarsi del Proprio Padre.
E’ anche ricercatore nel campo della chirurgia perché, partendo dall’assunto che i figli “so piezze e core” cerca di dimostrare che sono anche pezzi di fegato, milza, pancreas ecc. proponendo una visione globale del problema.
E’ anche un fervente ammiratore di Bruto, amico del Cassio e vive un’aurea discrezionalità non potendo essere peggiore del padre che è unico nel suo genere.
Aspira ad essere orfano al più presto, anzi fa notevoli pressioni in tal senso.
Non è mai venuto in braccio, ma la sua posizione è vivere alla spalle del genitore.
Per quanto mi consideri un fesso, non lo sono a tal punto da scrivere qualcosa su mia moglie, ciò per evidenti motivi di sopravvivenza.
D’altra parte nel matrimonio ci vuole anche qualcuno che taccia, e certamente non è mia moglie.
Se il tacere è il contrario di parlare, mia moglie non parla ma ogni cosa che dice la fa in edizione staordinaria.
Vi sono anche dei lati positivi nel matrimonio: vivendo all’ombra di mia moglie, per esempio, d’estate provo un grande refrigerio perché stiamo freschi! Gode inoltre un grosso credito nel mondo avicolo perché fa ridere i polli.

 
Renato Rocco giochi di parole
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